MuseiNotizie Musei Aiello Moliterno: sette scrigni di meraviglie da scoprire

L’arte e la creatività, con le loro opere, da sempre ci emozionano, dando spazio a interpretazioni personali che scavano nell’anima e arricchiscono chi le osserva. Proprio l’arte e la cultura, a Moliterno, hanno un ruolo preponderante, che viene incarnato dalla rete museale MAM (Musei Aiello Moliterno). Attraverso la testimonianza del Prof. Gianfranco Aiello, Fondatore e Presidente della Fondazione Aiello, andiamo a scoprire meglio questa affascinante quanto importante realtà.

Da cosa nasce innanzitutto la sua passione per l’arte e da qui l’idea di fondare i MAM?

«Parto col dire che compiamo proprio ora i 50 anni dall’idea di partenza; tutto nasce dai primissimi anni ‘70 quando ero praticante giornalista e studente di medicina a Milano, poco più che ventenne, e mi ritrovai a scrivere articoli su eventi ed artisti, intrecciando così rapporti con essi, iniziando a collezionare quadri e ceramiche. Con gli anni questa iniziativa si è via via articolata, sviluppandosi così negli attuali sette musei, a cui si è aggiunto recentemente il palazzo di esposizioni Santa Croce.»

 

Come descriverebbe sinteticamente questa realtà a chi ancora non la conosce?

«Una storia cinquantennale, iniziata e poi via via sempre più implementata, arrivando poi ad avere il museo più importante del paesaggio italiano; da sottolineare come i palazzi in cui sono ospitati i musei abbiano subito un restauro del tutto conservativo, dove sono stati mantenuti pavimenti in cotto, soffitti con travi di castagno e arredi originali dove possibile, per mantenerne l’autenticità e il fascino che li contraddistingue. Chi viene a visitarli resta sempre a bocca aperta! Dovremmo avere il compito di riuscire a comunicare meglio l’esistenza di questa realtà, che ben si discosta dai piccoli musei di provincia, relativi soltanto al mondo contadino, con pochi pezzi in esposizione. Qui non ci si stanca mai di guardare intere collezioni, poiché ogni pezzo è diverso dall’altro, raccontando non solo il soggetto rappresentato ma anche l’evoluzione tecnica attraverso i secoli e le correnti artistiche. Per quanto riguarda l’arte degli artisti lucani siamo di fronte ad un unicum, qui grazie al Museo del Novecento Lucano, per esempio, si dà spazio ai grandi e ai “piccoli”, riuscendo per la prima volta a ricomporre l’articolato mosaico dell’arte lucana del ‘900; non c’è pari in Lucania

Michele Tedesco Moliterno 1834 – Napoli 1917 Maternità Olio su tela (cm 63 x 51)

Qual è stato l’excursus storico dello sviluppo della rete museale dal principio fino ad oggi?

«Il primo insediamento museale è stato il Museo Michele Tedesco e dell’Ottocento Lucano, fiore all’occhiello della rete museale, che presenta molte opere dell’artista lucano più famoso, Michele Tedesco, tra l’altro originario proprio di Moliterno. Alle aste al momento riscuote molto successo, con cifre notevoli, di questo siamo molto orgogliosi. All’interno del museo possiamo trovare anche i suoi taccuini perfettamente conservati, oltre alla presenza di alti artisti lucani come Vincenzo Marinelli, Andrea Petroni e Giacomo Di Chirico. Quello dell’Ottocento è stato sicuramente un secolo positivo, molti degli artisti qui rappresentati hanno lavorato a loro tempo anche per la Casa Reale. Da menzionare sicuramente La Maddalena di Angelo Brando, Cari colombi, il Palazzo dello Sceicco e la Maternità di Michele Tedesco, da considerare un vero e proprio capolavoro.»

«Punta di diamante è il Museo del Paesaggio, con opere rappresentanti paesaggi della Scuola di Posillipo tra ‘700 e ‘800, passando dal romantico verso il divisionismo, e il paesaggio del ‘900. Si tratta di quadri di primo livello, con paesaggisti di fama internazionale, opere di valore riconosciuto grazie alle già numerose pubblicazioni, e rilevanza a livello mondiale; il tutto racchiuso in un bellissimo palazzo di ben quattro piani: un museo unico in Italia

Museo del Paesaggio

«Abbiamo poi Il Museo di Arte Contemporanea, che custodisce una mostra permanente con opere di pregio come quelle di Michelangelo Pistoletto, Marino Marini, Hans Hartung e altri. Nell’agosto del 2022 è stato inaugurato lo spazio Riccardo Dalisi, artista, designer e architetto lucano famoso, tra le altre cose, per le iconiche caffettiere “umanizzate”.»

«Il Museo del Novecento Lucano, inaugurato nel 2016, si trova al primo piano di Palazzo Aiello 1825 palazzo ben conservato, imponente, con tutto il sapore dell’Ottocento. Possiamo senza dubbio definirla la vera e propria casa degli artisti lucani, dai più conosciuti ai meno, passando da nomi come Gaetano Pompa, Mauro Masi e Luigi Guerricchio. Proprio Gaetano Pompa, grazie al museo, è passato dall’essere sconosciuto ai più, a diventare uno degli artisti più richiesti in quest’ambiente. Abbiamo anche opere dei cosiddetti “lucani acquisiti”, come Carlo Levi e José Ortega. Il Museo della Ceramica, ospitato invece al terzo e quarto piano, presenta una raccolta di ceramiche spettacolari, che rappresenta il meglio della Ceramica Vietrese che, insieme a quella di Faenza rappresenta il meglio di quella prodotta in Italia, ma anche creazioni di importanti e validi artisti europei; alcuni pezzi sono delle vere e proprie opere d’arte. Il competente di ceramiche qui si viene a rifare gli occhi! Non c’è solo il classico oggetto o utensile locale, ma la storia della cultura della ceramica e della sua evoluzione artistica attraverso le diverse tecniche

«La Biblioteca Lucana Angela Aiello dedicata a mia madre, colei che mi ha sempre spronato a leggere e continuare a studiare, sorge in un piccolo immobile liberty ben conservato, commovente per certi versi, articolato su più piani. Qui sono raccolti testi, mappe e stampe riguardanti la Basilicata dal ‘600 ai giorni nostri. Al secondo piano si trova la sala delle mappe, la più antica risale al 1620, mentre al piano superiore si è dato spazio alle opere del Grand Tour, viaggio che gli studiosi europei compivano tra ‘700 e ‘800 per completare la loro formazione e ampliare le proprie conoscenze culturali.»

Biblioteca Lucana Angela Aiello

«L’ultimo arrivato è il Museo di Arte Moderna, ospitato in un palazzo liberty molto elegante e d’impatto già dall’esterno, presenta al suo interno diverse opere appartenenti alla corrente simbolista e divisionista, tra cui spicca la Maternità di Gaetano Previati, esposta alla prima Triennale di Brera nel 1891: un pezzo che per gli addetti ai lavori vale assolutamente il viaggio. Un’altra chicca è un’opera di Joseph Stella, La Donna Lucana, artista originario di Muro Lucano, trasferito negli Stati Uniti a cavallo del ‘900. Ha portato il futurismo a New York! i suoi Ponti di Brooklin con pennellate futuriste diventarono presto iconici, affermandolo come artista di fama internazionale. Da non tralasciare è poi la bellezza del palazzo stesso, coi suoi lampadari liberty e i soffitti dipinti originali».

Museo di Arte Moderna

Qual è il contributo che il MAM dà a Moliterno?

«La rete museale MAM è da considerarsi un colosso, soprattutto se inquadrata nella cornice di un paese,  Moliterno, con circa 3600 abitanti. Come in ogni luogo si ritrovano persone diverse con visioni diverse. Per distinguersi bisogna creare qualcosa che in altri posti non c’è e in questo senso i musei costituiscono una grande attrattiva per Moliterno, su cui comunque bisogna andare avanti a lavorare».

Ci parli dell’ultima tappa che ha visto l’unione diretta di Brera e Moliterno

«In occasione dei cento anni dalla nascita di Rocco Scotellaro, la Fondazione Aiello ha voluto rendergli omaggio partendo da Milano, arrivando così a Moliterno fino al 20 Novembre per poi proseguire verso Matera a partire dal 24 Novembre. L’opera “Brera-Milano 30 Maestri per Scotellaro” ha preso vita nel palazzo espositivo Santa Croce portando ben 30 opere realizzate dai maestri dell’Accademia di Belle Arti di Brera, con la presenza del Responsabile delle Relazioni Esterne, Internazionali e della Comunicazione Prof. Stefano Pizzi. Ciò ha portato alla presenza a Moliterno di molte opere di artisti contemporanei, con una qualità molto alta. Queste opere restano un vero e proprio patrimonio, a disposizione dei musei e del paese intero».

Quali sono le prospettive future e le ambizioni di questo progetto?

«Abbiamo già una lunga e fitta programmazione, con diverse mostre in cantiere, tra cui una sul mito di Venezia nel ‘900, una mostra già pronta, che speriamo di presentare al più presto. La seconda, che ritengo personalmente molto affascinante è “Donna madonna”, mostra di artisti del secolo lungo, tra simbolisti e impressionisti, dove viene rappresentato il mito della donna nelle sue diverse sfaccettature, a metà tra il vero e l’idealizzazione, come accede con i preraffaelliti, partendo dalla Beatrice di Dante. E poi tanto altro ancora.»

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