Notizie La notte dei buoni auspici tra i Portali Parlanti di Calvello

I Comuni di Cuore Basilicata sono sempre all’opera per tramandare le tradizioni identitarie, mantenere viva la memoria e regalare emozioni! A Calvello ha preso vita un percorso nato dal Progetto Pic-Ter “La notte dei Buoni Auspici – I Portali di Calvello si raccontano” proprio al fine di promuovere le maestrie e l’identità del borgo, anche in chiave turistica, trascinandoci così in un percorso dove un insieme di storie vanno ad intrecciarsi tra loro, tessendo un racconto che sa di accoglienza in un’atmosfera magica, che lascia al visitatore un messaggio ben augurante da conservare e portare con sé. La sindaca Anna Cantisani, ci ha raccontato con entusiasmo l’esperienza e i retroscena di questo nuovo ed emozionante progetto che ha arricchito e integrato gli eventi dell’estate Calvellese!

Da dove nasce l’idea di sviluppare questo progetto?

«Il progetto nasce per valorizzare la civiltà delle mani dei comuni di Calvello, Anzi e Laurenzana nell’ambito dei PIC, i Piani Integrati della Cultura. Calvello, capofila del progetto, e già Città della ceramica. Con questa iniziativa ha voluto raccontare l’arte della lavorazione della pietra e dell’intaglio del legno che impreziosiscono portali e portoni del paese».

Chi sono i soggetti coinvolti nella realizzazione?

«I portali parlanti sono stati realizzati dal Comune di Calvello in partenariato con Officina Rambaldi e con l’ITS Academy di Basilicata, grazie ad un’idea di Claudio Paternò e alla direzione tecnica e artistica di Peppe Paternò. Ma l’iniziativa non sarebbe stata possibile senza l’adesione delle famiglie calvellesi: i proprietari delle abitazioni decorate da stemmi, fiori, foglie, spighe di grano, angeli, demoni e mascheroni e i dirimpettai, i “frontisti” come li abbiamo chiamati, che hanno permesso le installazioni necessarie per i racconti. Un racconto emozionale che ha avuto le voci di due artisti d’eccezione: Tonino Centola e Isabella Urbano. Alla promozione hanno collaborato le varie associazioni locali: la Pro Loco, il gruppo folk Li Fainzar e l’associazione Visit Calvello.  Gli uffici del Comune, coordinati da Maria Galgano, hanno consentito la realizzazione del progetto, che la mia Amministrazione ha fortemente voluto».

Quali sono i luoghi scelti per le diverse tappe del percorso e come sono dislocati all’interno del borgo?

«I portali parlanti sono 12 e attraversano i vicoli del centro storico di Calvello. Un’ora di passeggiata alla scoperta dei segni e simboli della civiltà rurale calvellese che da via Sotto gli Orti sale verso il Castello Carafa Ruffo, scende da San Nicola fino a Piazza Sedile e, passando per via Concezione, arriva in via Garibaldi e si conclude vicino la Chiesa Madre».

        

Può spiegarci concretamente il funzionamento dell’esperienza e un accenno a qualche tappa particolarmente significativa?

«Mi piace raccontare l’esperienza così. Ogni sera, all’imbrunire, i segni e simboli impressi su portali e portoni dei vicoli di Calvello prendono vita per proteggere e augurare ogni bene a visitatori e abitanti di Calvello. Di fronte ad ognuno dei “portali parlanti” c’è un marker. Bisogna sfiorarlo per animare il portale. Appena sfiorato il marker, il portale si illumina e inizia a raccontare. E ci fa tornare indietro nel tempo restituendoci la memoria dei nostri nonni, un mondo fatto di tradizioni, memoria, identità, fede e superstizione, che abbiamo voluto fissare per sempre. Quello dei portali è un racconto del passato e, insieme, un racconto di buona sorte, perché i segni e simboli impressi venivano scolpiti o intagliati per allontanare malocchio, malelingue e augurare prosperità e abbondanza. Così ciascun portale racconta le nostre memorie e, al contempo, augura ogni bene al visitatore. Il percorso è denso di emozioni e suggestioni e ci restituisce l’orgoglio di quello che siamo. Non saprei scegliere».

         

«In via Sotto gli Orti n. 29 una felce esalta la natura di Calvello. In via S. Anna n. 4 un mascherone scaccia il malocchio e racconta la storia del Castello, lì vicino. In via San Francesco il portale dei Nardone rievoca la cultura rurale di Calvello, mentre la conchiglia svela la condizione femminile nel mondo contadino calvellese. Il portale di Piazza Sedile n. 11 racconta i giochi dei nonni, mentre in via Concezione un mascherone narra l’omicidio di Francesco Cancelli e una spiga di grano esalta l’operosità agricola e gli antichi mestieri. Tra vicoletti e scorci paesaggistici, si arriva a via Garibaldi n. 40, qui è un portone a parlare per bocca di due mascheroni barbuti che, in un divertente dialogo, esaltano l’arte dell’intaglio del legno. Vicoletto Ancarola n.1 affida invece ad una conchiglia, simbolo della donna che genera vita, le paure e le speranze di una contadina calvellese che sta per partorire, che si preoccupa di trovare una “mamma di latte” sicura di poter contare sul vicinato. Si risale così in via Garibaldi n. 36, dove un angelo, due colombe e due figure fantastiche parlano dell’amore nel mondo contadino calvellese. In via Garibaldi n. 35 è invece un diavolo a parlare; racconta la rivalità tra i rioni del Piano e di Sant’Antuono, fino alla costruzione del Ponte di Sant’Antuono realizzato per unirli ad opera dei Benedettini.  L’ultima tappa è in via Garibaldi n. 4, dove ad un’aquila e alle conchiglie è affidata la storia dei moti del 1822 dei Carbonari di Carlo Mazziotta a Calvello».

   

Quali sono i valori e le conoscenze che si vogliono trasmettere?

«Il percorso trasmette le nostre memorie, leggende, episodi salienti della storia locale, la civiltà rurale, l’emigrazione, la condizione femminile del mondo contadino, la condivisione e la solidarietà del vicinato, tutti quei valori e ricordi che, tramandati dai nostri nonni, ci appartengono da sempre. E augurano ogni bene, com’era intento degli scalpellini e dei mastri del legno che scrivevano sulla pietra o nel legno il desiderio di prosperità e buona sorte per la famiglia che commissionava il lavoro. Quell’augurio si estende, grazie ai portali parlanti, a tutta la comunità calvellese e ad ogni visitatore».

 

Quali sono i risultati attesi sotto il punto di vista turistico?

«L’ambizione è incentivare il numero di turisti e la loro permanenza nell’area integrando la “notte dei buoni auspici” che si rinnova ogni sera, con un programma di visita che induca il visitatore a restare a Calvello almeno per due giorni quindi a mangiare e dormire nelle nostre strutture ricettive, generando “economia della cultura”».

 

Anche il TGR Basilicata ha parlato di questa iniziativa e del percorso tra le vie del borgo, ecco il servizio.

 

  

Fonte immagine di copertina: Giovanni Larocca

Fonte immagini nel testo: Emanuela Larocca

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