Eventi storiciLe Storie I moti carbonari e il Risorgimento lucano

Moti carbonari e Risorgimento lucanoL’area di Cuore Basilicata è stata anche protagonista in un momento cruciale della Storia nazionale, quello legato alle sommosse risorgimentali promosse in nome dell’unità d’Italia.

La “Vendita carbonara” di Calvello

In questa remota provincia del Regno di Napoli, infatti, il movimento rivoluzionario assunse un carattere particolarmente spontaneo e diffuso: già nel 1816 a Calvello era attiva un’importante sezione carbonara animata da studenti e professionisti che frequentando l’Università di Napoli erano entrati in contatto con le idee e le utopie della Rivoluzione Napoletana del 1799.

Tra i protagonisti più attivi nei moti del biennio 1820-22 figurava il medico calvellese Carlo Mazziotta, che insieme ai fratelli Giuseppe e Francesco Venita di Ferrandina partecipò nel giugno del 1820 a una cospirazione antiborbonica che prevedeva l’invio a Napoli di milizie lucane a sostegno dei carbonari campani in procinto di rivoltarsi al re. I congiurati vennero tuttavia scoperti e arrestati da un reparto di 1000 soldati austriaci, e condannati a morte per fucilazione.
Questa disfatta preparò in qualche modo la strada su cui si sarebbero realizzate le rivolte successive.

Il Risorgimento montemurrese

Capoluogo del Risorgimento lucano fu però Montemurro: in prima linea durante i moti del 1820 e del 1848, ebbe in Nicola e Giacinto Albini (definito da Francesco Crispi il “Mazzini lucano”) due importantissimi promotori. Sotto la guida loro, del progressista Nicola Mignogna e del colonnello cavouriano Camillo Boldoni, si consumarono le vicende dell’agosto 1860, allorché le vittoriose campagne garibaldine in Sicilia avevano risvegliato gli animi popolari e fomentato le lotte per la riappropriazione della terra: nella vicina Matera gli scontri assunsero un carattere talmente veemente, con l’assassinio del conte Gattini e dei suoi collaboratori da parte del popolo insorto, da indurre Albini e i suoi consorti ad affrettare le operazioni, la cui base nel frattempo era stata spostata a Corleto Perticara in seguito al terremoto del 1857 che aveva devastato Montemurro.

Da Corleto, 6000 uomini partirono alla volta di Potenza, capoluogo della provincia, dove sopraffecero agevolmente la resistenza di 400 gendarmi. Lì il 18 agosto 1860 si insediò il Governo Prodittatoriale di Albini e Mignogna e a capo della città fu messo il sindaco Antonio Sarli. L’8 settembre, mentre Garibaldi ancora risaliva dalla Sicilia, lo stesso Albini fu nominato Governatore della Basilicata, prima regione meridionale continentale annessa al Regno di Sardegna, potendo così proclamare la caduta dei Borboni e l’unità d’Italia.

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